La criminologia e le sue origini

Nell’articolo di oggi ci concentreremo su cosa sia la criminologia, quale sia la sua storia e quali siano le sue origini. Inizieremo anche a introdurre il vasto mondo delle teorie criminologiche, essenziali per l’interpretazione del crimine.

La criminologia è una disciplina scientifica giovane, dinamica, multidisciplinare e multifattoriale che si occupa di studiare l’essere umano che si pone in conflitto con la società ed esaminare le azioni criminose e coloro che le hanno commesse.

È una scienza giovane perché la sua nascita si può ricondurre al 1876, anno di pubblicazione del libro di Cesare Lombroso “L’uomo delinquente”. Secoli fa, penserete voi! Ma in anni scientifici possiamo affermare che la criminologia è appena adolescente. Si tratta di una scienza dinamica perché è in continuo mutamento ed evoluzione. È multidisciplinare perché, pur essendo una scienza autonoma, utilizza contributi provenienti da altre scienze.  Infine, è multifattoriale perché si prefigge l’obiettivo di ricercare i molteplici fattori che, interagendo tra loro, sono alla base del comportamento criminale.

Possiamo identificare tre diversi livelli nella definizione di “Criminologia”. Il primo livello è quello che fa riferimento al nucleo della disciplina e definisce la criminologia come lo studio del comportamento criminale attraverso l’utilizzo del metodo scientifico. Il secondo livello, leggermente più esteso, comprende anche lo studio delle misure preventive e punitive in relazione al reato. Infine, il terzo livello va a comprendere anche tutto quell’insieme di conoscenze che esaminano il delitto come fenomeno sociale. Nel suo complesso, quindi, potremmo definire la criminologia come “disciplina in cui vengono coordinate, raccolte e sistematizzate tutte le conoscenze di quel particolare fenomeno sociale che è il delitto e di quei soggetti che ne sono gli autori” (Balloni, Bisi & Sette, 2013).

La criminologia affonda le sue radici nell’antichità. Già ai tempi di filosofi greci (Platone e Aristotele) e latini (Seneca) si indagavano i motivi di quei comportamenti che differivano dalle norme sociali. A quei tempi non vi era una vera e propria distinzione tra devianza e criminalità. Nel Medioevo, le Sacre Scritture hanno contribuito a fornire un’univoca motivazione per il comportamento criminale, o direi più in generale per il male: la figura del “Satana-Lucifero”. Soltanto con il Rinascimento, l’uomo torna ad essere al centro dell’universo in quanto artefice del proprio destino e dotato di ragione. Con l’Illuminismo, e con autori come Montesquieu, Voltaire e Rousseau si inizia a guardare ai fattori ambientali e biologici quali possibile causa della criminalità. Eravamo agli albori della Scuola Classica, i cui due più grandi esponenti furono senza ombra di dubbio Cesare Beccaria (1738-1794) e Jeremy Bentham (1748-1832).

Proverò a riassumere quelle che sono le caratteristiche della Scuola Classica, senza cadere nella tana del Bianconiglio. La Scuola Classica nasce durante l’Illuminismo come risposta al quadro politico e giuridico-sociale italiano. In Italia, come quasi in tutto il mondo, vigeva un sistema penale piuttosto feroce e spietato, caratterizzato da fortissime privazioni e dal frequente ricorso alla tortura. Uno dei meriti della Scuola Classica è quello di fondare l’imputabilità sul libero arbitrio: l’uomo è un essere razionale e fornito di libero arbitrio e come tale può operare delle scelte. È in base a queste scelte consapevoli che può essere punito, qualora transiga alla legge. Ritorna forte, anche qui, il concetto di “Nullus crimen sine lege”. Solo le prescrizioni di legge definiscono cosa sia o cosa non sia un reato!

Altro merito della scuola classica, e forse il più conosciuto, è quello di non dimenticare che il reo è comunque un essere umano! La pena deve essere commisurata al delitto e deve essere giustificata, ovvero, si deve essere ragionevolmente certi che la si stia infliggendo al vero colpevole. La pena oltre ad avere una funzione retributiva, ovvero atta a riparare al torto subito, deve avere anche una funzione deterrente volta sia a chi il reato lo ha commesso in prima persona, che in quest’ottica dovrebbe pensarci due volte prima di commettere lo stesso errore, sia indirizzata al resto della popolazione che eviterà di mettersi nella stessa situazione.

La pena, oltre ad essere commisurata al reato e avere una funzione deterrente, deve essere anche chiara, certa, rapida e non eccessivamente dura. Infatti, la certezza e la rapidità di una pena mite disincentivano più della solo remota possibilità di una pena assai più dura. Va da sé che i classicisti come Beccaria e Bentham condannano la Pena di Morte senza pensarci due volte!

Infine, la Scuola Classica ebbe il grande merito introdurre il concetto di prevenzione situazionale: la possibilità di intervenire direttamente modificando l’opportunità dell’uomo di commettere reati, rendendo la scelta del possibile criminale più difficile e svantaggiosa in termini di costi-benefici. Questo ha poi posto le basi per le teorie di Crime Prevention Through Environmental Design (Oscar Newman & Jane Jacobs).

L’opera di Beccaria “Dei delitti e delle pene” (1764) fu fondamentale per definire i principi della Scuola Classica: si tratta di un lavoro fortemente influenzato dal mondo dei Lumi e dall’ambiente del Caffè, periodico illuminista fondato dai fratelli Verri. Nell’opera si sottolinea più volte l’inviolabilità della libertà personale: tutti gli uomini nascono uguali e ugualmente liberi. Ne consegue che, se la legge vale per tutti, gli uomini dovrebbero essere egualmente tutelati. Molto importante, nell’opera dell’autore, è anche la presunzione d’innocenza. Dopotutto come diceva Voltaire “È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente”. Le pene, per Beccaria, devono avere sempre rispetto per la dignità umana e devono essere definite in precedenza in modo tale da non essere discrezionali. Per mettere un freno alla discrezionalità del sistema penale sarebbe stato necessario un Codice Penale scritto, redatto a garanzia del Contratto Sociale. Ricordiamo che il primo esempio di Codice Penale scritto in Italia sarebbe stato il Codice Penale sabaudo del 1839 (Regno di Sardegna), esteso successivamente al resto della penisola durante l’unificazione italiana e sostituito nel 1889 dal codice Zanardelli.

L’inglese Jeremy Bentham si interessa molto all’opera di Beccaria, soprattutto per quanto riguarda la giurisprudenza penale. Conveniva con Beccaria che la punizione dovesse essere commisurata al reato, e dovesse prevenire o riparare un torto. Inoltre, sosteneva che le punizioni feroci fossero inefficaci, e che nell’interesse della rieducazione dei delinquenti, si sarebbe dovuto migliorare il sistema carcerario. Nasce così il progetto del Panopticon, che potremmo brevemente descrivere come una imponente struttura carceraria utopica.

L’idea che c’era dietro all’ideazione di questa struttura è molto semplice: un unico sorvegliante avrebbe potuto osservare tutti i carcerati senza permettere loro di comprendere se fossero in quel momento controllati. Questa onnipresente sensazione di controllo avrebbe condizionato i loro comportamenti, e a lungo andare avrebbe determinato la rieducazione dei soggetti.

La struttura, con pianta rotonda e soffitti di vetro, era composta da due anelli. In quello più esterno, tante celle e piccole alcove in cui ogni soggetto è solo, individualizzato e visibile in ogni momento. Nell’anello interno, invece, una torre ospita il sorvegliante, che assume la funzione di Occhio e che non può essere a sua volta visto dai detenuti. È inutile sottolineare quanto tutto questo oggi possa sembrarci inquietante e sbagliato! Il Panopticon si configurava come un sistema di assoluta dominanza e controllo, che lo stesso Bentham descriveva come “un nuovo modo per ottenere potere mentale sulla mente, in maniera e quantità mai vista prima”.

Insomma, alla faccia delle chiacchiere sull’inviolabilità della libertà e della dignità umana! Dobbiamo ricordarci però che erano tempi molto diversi, e bisogna calare la teoria del Panopticon nel contesto storico dell’epoca.

Quanto finora descritto è stato di fondamentale importanza per definire il futuro delle scienze criminologiche, della criminologia come oggi la conosciamo e delle teorie che l’hanno plasmata.

Nei prossimi articoli parleremo dei tre principali filoni teorici della criminologia: le teorie bio-antropologiche, le teorie psicodinamiche e quelle sociologiche. Partiremo dall’Opera di Cesare Lombroso, padre della moderna criminologia, e proseguiremo con le teorie bio-antropologiche che lasciano meno spazio all’auto determinismo dell’individuo per focalizzarsi su quei fattori biologici e caratteristiche fisiche che predispongono un soggetto a condotte di tipo criminale.