Teorie bio-antropologiche nel XIX secolo: la scuola positiva di Cesare Lombroso, Enrico Ferri e Raffaele Garofalo

In questo articolo parleremo della Scuola Positiva, del lavoro di Cesare Lombroso, padre fondatore della criminologia scientifica, e dei suoi precursori. Infine, parleremo delle teorie bio-antropologiche sviluppatesi proprio in seguito agli studi di Lombroso.

Prima di iniziare vorrei aprire una piccola parentesi: come ogni disciplina anche la criminologia nel corso del tempo ha vissuto momenti bui, caratterizzati dalla formulazione di teorie improntate sul ricercare le cause del crimine e del male in fattori esterni come la razza, particolari caratteristiche fisiche o anche malattie mentali. Ovviamente, fare questo tipo di ragionamento al giorno d’oggi sarebbe impensabile, ma dobbiamo cercare sempre di calare le teorie nel contesto storico e sociale dell’epoca in cui sono nate e valutare il loro contributo nell’evoluzione della criminologia come scienza.

La Scuola Positiva si sviluppa in Europa nel XIX secolo come risposta al Razionalismo illuminista. A inizio ‘800, infatti, l’Europa sperimenta anni di turbamento sociale, economico e politico: sono gli anni della rivoluzione industriale, che sconvolgono la struttura delle città e l’organizzazione dal punto di vista territoriale. Un feroce inurbamento, infatti, porta ampie fasce della popolazione ad abbandonare le campagne in favore delle città in cui aumentano gli stabilimenti produttivi. Questo porta a scontrarsi con problemi di vagabondaggio, sovrappopolazione e con il precipitare delle condizioni sanitarie, economiche e lavorative. Le città si modificano a un ritmo incontrollato mentre i sobborghi si espandono a macchia d’olio e in modo caotico e non pianificato. Grazie a queste condizioni il tasso di criminalità, inevitabilmente, aumenta.

In un contesto simile il Razionalismo illuminista sembra un approccio troppo ingenuo e astratto, che non tiene conto di tutta una serie di costrizioni biologiche e difficoltà sociali. Il reato è una manifestazione obbligata di questi elementi (Determinismo positivista) e non l’estrinsecazione di una scelta libera da parte del reo. L’obiettivo della scuola positiva è di definire quei “tipi” di soggetti che, per le caratteristiche biologiche o sociali, sono portati a deviare o commettere crimini. In termini di imputabilità, per la scuola positiva il reato non deriva dalla libera scelta del reo, quindi non ha senso parlare di “punizione” quanto piuttosto di “proteggere la società”. Questo può essere fatto prevenendo i reati futuri ed eliminando la pericolosità sociale.

Possiamo distinguere due diversi filoni all’interno della scuola Classica:

  • Il Determinismo Sociale di Adolphe Quetelet ed André-Michel Guerry, i primi ad analizzare sociologicamente i delitti e a condurre ricerche statistiche sulla distribuzione dei crimini e sul rapporto che essi hanno con le condizioni sociali.
  • Il Determinismo Biologico di Cesare Lombroso, Enrico Ferri e Raffaele Garofalo.

Il Determinismo Sociale di Quetelet e Guerry influenzerà le successive teorie sociologiche, mentre il Determinismo Biologico è il fondamento delle teorie bio-antropologiche di cui parleremo a breve.

Cesare Lombroso (1835-1909), il cui nome alla nascita era Ezechia Marco Levi, fu un medico, antropologo, filosofo e giurista italiano, nonché padre fondatore della moderna criminologia. Fu proprio in suo onore che in Italia venne istituita la prima cattedra di antropologia criminale. La formazione poliedrica di Lombroso lo portò a indagare la personalità del delinquente e formulate la teoria del criminale per nascita.

Gli studi di Lombroso furono fortemente influenzati, oltre che dal Darwinismo, dal trattato “Della fisionomia dell’uomo” di Giovan Battista della Porta (1586), che sintetizza alcune delle più importanti teorie fisiognomiche dell’antichità classica. Secondo autori classici come Ippocrate, Socrate, Platone e Aristotile esiste una corrispondenza tra caratteri fisici e morali. A influenzare l’opera di Lombroso contribuì anche la Frenologia di Franz Joseph Gall (1758-1828), pseudoscienza secondo cui le funzioni psichiche dipenderebbero da particolari zone del cervello. Analizzando le particolarità morfologiche del cranio di una persona (linee, depressioni, bozzi) si potrebbe giungere alla determinazione delle qualità psichiche dell’individuo e della sua personalità. Capite bene quale attrattiva, all’epoca, queste teorie potessero esercitare su un medico come Lombroso!

Nel 1870 esaminando un reperto autoptico, il cranio del brigante Giuseppe Vilella, Cesare Lombroso notò diverse anomalie morfologiche congenite, tra cui una fossetta occipitale mediana simile a quella che si trova nelle scimmie progenitrici dell’uomo. Attribuì quindi a queste anomalie un collegamento con la tendenza di certi individui a commettere atti criminali. Approfondisce questa teoria nella sua opera più famosa, “L’uomo delinquente” (1876): il criminale è un individuo che presenta caratteristiche fisiche e istinti propri degli uomini primitivi (atavismo). Lombroso sostiene che il delitto è un avvenimento legato a caratteristiche patologiche del reo e realizza anche una classificazione dei delinquenti:

  • Delinquenti nati: coloro che hanno una predisposizione criminale, la tendenza innata, quasi congenita, a commettere delitti.
  • Delinquenti pazzi: individui infermi di mente che agiscono senza alcuna motivazione
  • Delinquenti abituali: coloro che sono recidivi nel delitto e hanno maturato un’abitudine (o insensibilità morale) alla sua commissione
  • Delinquenti d’occasione: individui dalla scarsa volontà, o debolezza morale, che si fanno coinvolgere nella commissione del delitto
  • Delinquenti per passione: individui che traggono piacere e soddisfazione dalla commissione del delitto, e che sperimentano un offuscamento momentaneo del senso morale

Il lavoro di Lombroso ebbe grande risonanza e attirò alla scuola positiva numerosi sostenitori: tra i più noti seguaci delle teorie lombrosiane possiamo trovare Enrico Ferri e Raffaele Garofalo.

Enrico Ferri (1856-1929) fu uno dei più stretti collaboratori di Lombroso. L’idea da cui muove Ferri nella sua più celebre opera “Sociologia Criminale” (1884) è che l’uomo non può commettere un delitto se non vive in società con altri uomini. Il delitto è quindi un fenomeno costitutivo della vita sociale, anche se deve comunque essere considerato come una manifestazione patologica e anormale. Per comprendere il delitto e avvicinarsi alla verità è necessario guardare alla genesi della condotta criminale. Uno dei meriti di Ferri è spostare l’attenzione sulle cause sociali del delitto: i fattori della criminogenesi sono quindi antropologici, biologici, psicologici e socioeconomici. Altro merito dell’autore è stato ampliare la categorizzazione dei delinquenti di Lombroso, affiancando alle diverse categorie una spiegazione in termini di fattori scatenanti:

  • Delinquenti nati: la predisposizione criminale trova ragion d’essere in fattori biologici ed ereditari
  • Delinquenti pazzi: i fattori scatenanti sono di tipo biologico e psicologico
  • Delinquenti abituali: sono spinti all’atto criminale da fattori socioeconomici e psicologici
  • Delinquenti d’occasione: i fattori scatenanti sono generalmente di tipo socioeconomico
  • Delinquenti per passione: Sono spinti da fattori di tipo psicologico, sociale e morale.

Ferri fu molto critico nei riguardi delle politiche penali e sociali dell’epoca: per lui la pena intesa come risarcimento di un danno subito ha una valenza individualistica e contribuisce in modo limitato in termini di società. Elabora quindi il concetto di “sostitutivi penali”, ovvero riforme o interventi sociali che dovrebbero essere in grado di prevenire l’insorgere della criminalità e la necessità di ricorrere a sanzioni penali. Se accettassimo le conclusioni di Cesare Lombroso sul delinquente nato, dal punto di vista sanzionatorio non si potrebbe far altro che registrare il fatto, segregarlo e buttar via la chiave! Ferri invece rimarca la dimensione socioeconomica delle cause dei reati, oltre che al rapporto individuo-ambiente. Le sanzioni penali in quest’ottica sono poco efficaci in termini di repulsione del delitto: è necessario identificare mezzi di difesa sociale, anche e soprattutto preventivi, che possano impedire le spinte criminose.

Ferri sviluppa una Teoria della Saturazione Criminosa secondo cui ogni società ha il tasso di criminalità che le spetta in base alla tipologia di persone che la costituiscono e alla situazione socioeconomica. Se questi elementi costitutivi della società non mutano, anche la criminalità rimarrà costante. La soluzione sarebbe l’applicazione di tecniche e provvedimenti atti a modificare le condizioni a livello sociale e le caratteristiche degli individui: eliminare la criminalità significa proporre una trasformazione dell’intera società.

Altro celebre criminologo della scuola Positiva fu Raffaele Garofalo (1852-1934), a cui si deve il concetto di “anomalia morale e psichica” del delinquente. Nella sua più famosa opera “Criminologia: studio sul delitto, sulle sue cause e sui mezzi di repressione” (1885) osserva che il delinquente è stato ampiamente studiato dai naturalisti ma che prima di allora nessuno avesse pensato, prima di definire chi fosse il delinquente, a dare una definizione esaustiva del delitto. Nella sua riflessione su cosa si intenda con “delitto” Garofalo sottolinea che questo concetto è fortemente influenzato dalla dimensione sociale e temporale. Non tutti i delitti possono essere considerati punibili indipendentemente da tempo e luogo, quindi cerca di identificare un catalogo di fatti universalmente considerati come punibili: i crimini naturali. Garofalo definisce il concetto come segue:

“Il delitto sociale o naturale è una lesione di quella parte del senso morale che consiste nei sentimenti altruistici fondamentali (pietà e probità) secondo la misura media in cui trovansi nelle razze umane superiori, la quale misura è necessaria per l’adattamento dell’individuo nella società”

Basandosi sulla violazione di questi sentimenti si poteva dunque identificare il grado di delinquenza.  In tal senso ledere il sentimento di giustizia con il latrocinio era sicuramente meno grave del ledere il sentimento di pietà con l’omicidio. Le pene, poi, dovevano essere proporzionali al reato: alcuni crimini, riteneva Garofalo, erano così feroci e spietati che non potevano trovare riparo e quei soggetti che non presentavano più sentimenti umani dovevano essere eliminati dalla società in modo definitivo. Garofalo, infatti, contrariamente ad altri importanti esponenti della scuola positiva, si schierò sempre a favore della pena capitale.

Le teorie bio-antropologiche continuarono a svilupparsi anche durante il ‘900, dando vita a un ampio e interessante dibattito sociale sull’ereditarietà dei comportamenti criminali. Continueremo il nostro viaggio nelle teorie bio-antropologiche nel prossimo articolo!

References:

  • Baima Bollone P., Dall’antropologia criminale alla criminologia, Torino, Giappichelli, 2003.
  • Balloni Augusto, Bisi Roberta, Sette Raffaella, Manuale di criminologia. Vol. 1: Le teorie, edizioni CLUEB, 2013.
  • Villa R., Il deviante e i suoi segni. Lombroso e la nascita dell’antropologia criminale, Milano, Franco Angeli, 1985.
  • Wetzell R., The medicalization of criminal law. Reform in Imperial Germany, Cambridge, Cambridge Univ. Press, 1996.