Teorie bio-antropologiche nel XX Secolo: i fattori genetici.

Qualche settimana fa abbiamo parlato delle teorie bio-antropologiche e di come si sono sviluppate nel XIX secolo. Nel corso del XX secolo i bio-antropologi hanno focalizzato la loro attenzione sul fattore genetico, dando vita a un ampio e interessante dibattito sociale sull’ereditarietà dei comportamenti criminali. Questo dibattito, nato in Europa, si è mano a mano spostato negli U.S.A

Ernst Kretschmer, psichiatra tedesco, sviluppò nel 1921 una classificazione dei criminali che tenesse conto dei loro tratti somatici e psicologici. Individuò quattro categorie:

  • lo schizotimico è un soggetto che presenta una fisicità esile e dinoccolata, affetto da schizofrenia. Non commette reati violenti, ma furti o inganni frequenti. Sono spesso recidivi, ossessivi nel comportamento e incuranti delle conseguenze per sé e per le vittime dei loro reati.
  • il ciclotimico è un soggetto che presenta una fisicità tarchiata, spesso basso di statura e sofferente di un disturbo maniaco-depressivo. I reati che commette sono violenti e brutali.
  • l’atletico, categoria molto più rara rispetto alle altre, è un soggetto dall’apparato muscolare ben sviluppato che si dedica a reati di truffa o frode.
  • il displasico è un soggetto che presenta differenze dal punto di vista fisiologico, in particolar modo per quanto riguarda il sistema endocrino e metabolico. Ha una struttura atipica, che può anche includere deformità, spesso accompagnata da leggeri problemi mentali o schizofrenia.

La distinzione dei criminali dal punto di vista somatico viene ulteriormente sviluppata da William Sheldon nel 1949. Egli analizzò tipo somatico e biografia di circa 200 giovani ospiti di un istituto di riabilitazione di Boston, elaborando la teoria dei Somatotipi, che individua tre tipi diversi di fisici che dovrebbero essere espressione esterna dello stato interiore del soggetti:

  • Endomorfo, è colui che ha un fisico rotondo e morbido; soggetto socievole, affettuoso e di umore stabile.
  • Mesomorfo, è colui che ha tratti duri e rettangolari; soggetto dal carattere aggressivo e intraprendente, con poca considerazione per gli altri.
  • Ectomorfo, è colui che ha una fisicità magra e filiforme; soggetto caratterialmente fragile e isolato, ha un forte controllo sulle proprie azioni e spesso è inibito.

Sheldon concluse da questi studi che la mesomorfia non produce necessariamente l’atto criminale, ma esiste una qualche correlazione, almeno dal punto di vista statistico, tra l’una e l’altro: data la mancanza di sensibilità e l’impulsività nel comportamento, questo Somatotipo si configura come Predatore.

I coniugi Glueck nel 1940 iniziarono uno studio longitudinale, pubblicato poi negli anni ’50, in cui raccolsero dati relativi ai delitti commessi da un campione di circa 1000 ragazzi. Metà di essi erano delinquenti nati e cresciuti nelle aree urbane economicamente depresse, mentre i restanti 500 fungevano da gruppo di controllo rappresentando la popolazione giovanile media degli Stati Uniti. Da questi studi emerse che i fattori ereditari o un particolare Somatotipo non portano di per sé alla delinquenza, ma possono incidere sulla concezione che il soggetto ha di sé stesso o facilitare la commissione del crimine. Gli elementi che, secondo i coniugi Glueck, distinguono i delinquenti dai non delinquenti sono:

  • Il fisco: costituzione mesomorfe.
  • Il temperamento: energico, irrequieto e impulsivo.
  • L’atteggiamento: ostile e diffidente.
  • La psicologia: espressione intellettuale diretta.
  • Gli aspetti socio-culturali: ambiente familiare con poco affetto e stabilità.

Intorno agli anni ’60 la scoperta di anomalie nel corredo cromosomico portò a ipotizzare un possibile collegamento tra queste e il comportamento criminale. In particolar modo, furono condotti alcuni studi su soggetti che presentavano una sindrome cromosomica XYY (Sindrome di Jacobs, da non confondere con XXY ovvero la Sindrome di Klinefelter). La sindrome XYY è una condizione genetica in cui un soggetto di sesso maschile nasce con un cromosoma Y in più. Di solito presenta una sintomatologia lieve che prevede: altezza superiore alla media, acne e un aumentato rischio di problemi di apprendimento. Non si tratta di una condizione ereditaria, ma è il risultato di un evento casuale e spesso non viene diagnosticata.

Patricia Jacobs e colleghi nel 1965 condussero uno studio su 197 pazienti con comportamenti pericolosi ricoverati all’Ospedale Statale di Lanarkshire (Scozia), tra i quali trovarono 7 maschi con un cromosoma XYY. Questi detenuti erano stati condannati 92 volte, ma solo otto per crimini contro le persone. Similmente, altri studiosi iniziarono ad analizzare, dal punto di vista cromosomico, soggetti pericolosi detenuti in vari istituti di massima sicurezza, trovando un numero elevato di maschi XYY tra i detenuti. La maggior parte di loro era violenta, aggressiva, pericolosa, criminale nel comportamento o semplicemente subnormale: questo ha portato all’idea prevalente negli anni ’60 che lo studio del cariotipo potesse rendere possibile la previsione del comportamento violento e del crimine, e quanto lo stesso soggetto possa essere ritenuto responsabile o meno del suo comportamento. Dall’analisi di Patricia Jacobs emerse che, rispetto ai soggetti che presentano cromosomi sessuali XY, i 7 soggetti con Sindrome XYY presentavano condanne già in giovanissima età: avevano perpetrato reati contro la proprietà, erano instabili e immaturi e non presentavano rimorsi.

Collegata alla Sindrome XYY c’è anche la Sindrome del doppio maschio (XXYY) di Sylfest Muldal e Charles H. Ockey. Si tratta di un’anomalia del cromosoma sessuale in cui i maschi hanno un cromosoma X e Y in più (48 cromosomi invece di 46). I soggetti che presentano questa sindrome hanno generalmente una statura di gran lunga superiore alla media e un QI tra i 90 e i 70. Potrebbe essere presente un ritardo dal punto di vista comunicativo e dell’apprendimento in forma grave, così come difficoltà a livello sociale, ma non è chiaro quanto ciò sia da considerarsi come effetto diretto o indiretto della sindrome. Ovviamente, c’è da considerare che sotto molti aspetti la teoria della Sindrome Cromosomica potrebbe oggi essere considerata una teoria approssimativa e grossolana. La sindrome XYY supponeva la predisposizione verso la criminalità e quindi l’esistenza del delinquente nato, tuttavia il comportamento dei soggetti presi in esame poteva essere spiegato anche da fattori sociali. Essendo spesso esclusi per le loro caratteristiche psico-fisiche potevano essere facilmente attratti dal mondo dell’illegalità. Inoltre, la loro stazza li rendeva più riconoscibili e facilmente arrestabili. Infine, dal punto di vista metodologico questi studi erano sicuramente viziati poiché mancava il gruppo di controllo con persone non internate in strutture psichiatriche o penitenziarie. Infatti, studi successivi riscontrarono che il gene potesse essere riscontrato in soggetti dalla condotta impeccabile con la stessa frequenza che fra i delinquenti.

Altri studi bio-antropoligici si focalizzano sulla ereditarietà del gene criminale: Dugdale e Goddard ci parlano infatti di vere e proprie “famiglie criminali”. Richard Dugdale analizzò la famiglia Juke, discendente da un patriarca criminale e che per ben sei generazioni vantava nel suo albero genealogico criminali, prostitute e vagabondi. Lo studio lo portò a dedurre che il comportamento criminale è ereditario.
Henry Goddard invece analizzò la famiglia Kallikak, mettendone a confronto due rami. Il patriarca, uomo benestante, aveva generato figli con la legittima moglie e anche con una barista dalla mente labile. Come c’era da aspettarsi il ramo della famiglia derivante dalla relazione extra-coniugale era caratterizzato da comportamenti devianti e criminali, al contrario del ramo “legittimo” della famiglia. Ad oggi, potremmo pensare che l’analisi di Dugdale e Goddard fosse fortemente viziata, poiché non prende in considerazione gli aspetti socio-economici in cui le famiglie si sono sviluppate.

Nel corso degli anni furono portati avanti anche numerosi studi sui gemelli: si pensava infatti che se un fratello fosse criminale allora dovesse esserlo anche l’altro. Uno dei più importanti studi sui gemelli fu condotto da Johannes Lange già nel 1929, quando prese in esame 30 coppie di gemelli (13 monozigoti e 17 dizigoti) trovando che nei monozigoti in 10 casi su 13 entrambi i fratelli erano stati in carcere mentre il numero calava a 2 su 17 nelle coppie di gemelli dizigoti. Anche gli studi di Lange furono criticati poiché la scelta del campione era viziata: era infatti troppo piccolo e prendeva in esame soggetti reclusi in istituti psichiatrici o penitenziari, oltre che provenienti dallo stesso ambiente socio-culturale.

Possiamo dire quindi che, sebbene queste teorie abbiano il grande merito di aver avviato la ricerca di localizzazione della base genetica atta a sviluppare una particolare inclinazione al crimine, spesso hanno commesso l’errore di dimenticare che un comportamento sociale come la criminalità non può essere spiegato esclusivamente da variabili interne al corpo ma ha bisogno di una dimensione sociale, psicologica ed economica. Prossimamente continueremo la nostra analisi delle teorie criminologiche focalizzandoci sulla psicodinamica e parlando di personalità, colpa e atto criminale, diagnostica psicoanalitica e delinquenza giovanile.

References:

  • Balloni Augusto, Bisi Roberta, Sette Raffaella, Manuale di criminologia. Vol. 1: Le teorie, edizioni CLUEB, 2013.
  • Patricia A. Jacobs et Al, “Aggressive behavior, mental sub-normality and the XYY male,” Nature 208, 5017, December 25, 1965.
  •  Sylfest Muldal e Charles H. Ockey, “The double male: A new chromosome constitution in Klinefelter’s syndrome”, Lancet, August 27, 1960.
  • F.P Williams III and M.D McShane, Devianza e criminalità, Bologna: Il Mulino, 2002.