La Scuola di Chicago: quel meraviglioso laboratorio a cielo aperto chiamato città.

Il termine Scuola di Chicago fa riferimento a un gruppo di sociologi dell’Università di Chicago che, a partire dagli anni ’20 del secolo scorso, si occupò dell’osservazione degli individui e delle relazioni sociali all’interno dell’ambiente urbano.

Il lavoro della Scuola di Chicago è stato fortemente influenzato dal contesto socioculturale dei primi del ‘900, in particolare il periodo di grande crescita e forte inurbamento. Con lo spostamento della popolazione dalle zone rurali alla città, Chicago fu soggetta ad una crescita esplosiva. Sullo sfondo di questo dinamismo urbano nasce una nuova Università, fondata sui principi della ricerca, che ospita fin dagli albori il primo dipartimento di Sociologia degli Stati Uniti. Il lavoro della Scuola di Chicago in campo criminologico riflette le preoccupazioni della società americana e approfondisce temi come la decadenza urbana, la criminalità e la coesistenza di culture diverse nel medesimo spazio urbano.

Le ipotesi formulate nell’ambito della Scuola di Chicago sono basate su presupporti ricorrenti. Innanzitutto, lo studio dell’ambiente urbano, e delle interazioni sociali che vi avevano luogo, avveniva attraverso le metodologie qualitative tipiche dell’osservazione naturalistica. La città si configurava come un grande laboratorio in cui analizzare i fenomeni sociali: si studiava l’uomo nel suo habitat naturale. All’interno di questo laboratorio poi vanno a delinearsi dei gruppi, o forse sarebbe meglio dire “mondi sociali”, caratterizzati da norme, valori, attività e vocabolario specifici. I mondi sociali sono spesso fortemente autonomi e isolati, sia per pressioni interne al gruppo sia perché l’isolamento giunge a causa di dinamiche esterne ad esso. Per la scuola di Chicago, lo spazio urbano andava a configurarsi come un mosaico di “mondi sociali” in cooperazione o in conflitto tra di loro.

Da questo melting pot deriva un altro tema molto importante per la Scuola di Chicago, ovvero quello della “disorganizzazione”. Con la forte urbanizzazione, e lo spostamento della popolazione dal contesto rurale, sia statunitense che estero, a quello urbano si andava incontro non solo ad un inevitabile trauma culturale ma anche alla necessità di adattare i propri costrutti sociali ad un’ambiente dinamico e in continuo mutamento. L’immigrato, o il contadino che si trasferiva nella grande città, doveva quindi trovare il modo di adattare i vecchi schemi alla sua nuova condizione o abbandonarli totalmente per assumere una veste totalmente diversa. D’altro canto, si è indagato molto anche sugli aspetti che permettono di controbilanciare la “disorganizzazione” mantenendo stabili i costrutti sociali della propria cultura d’origine e permettendo il fiorire e il perdurare di vere e proprie comunità. Un esempio potrebbe essere la comunità italiana descritta da Whyte in Street Corner Society.

A fondare il dipartimento di Sociologia della Scuola di Chicago fu Albion W. Small, sociologo e accademico statunitense, il quale ha incoraggiato la “ricerca attiva e obiettiva” su temi sociali rilevanti e promosso un’atmosfera in cui tale ricerca potesse fiorire. In seguito, fu William I. Thomas a gettare solide fondamenta per la Scuola. Egli si interessò in particolare agli aspetti urbanistici e consolidò l’utilizzo metodologia qualitativa tipica dell’osservazione naturalistica, di cui il suo studio sul contadino polacco è un esempio lampante. Il contadino polacco in Europa e in America (1918), fu l’opera più importante di Thomas i cui introdusse anche il tema della “disorganizzazione sociale” al fine di spiegare i cui va incontro una famiglia quando si trasferisce dalla regione rurale di un paese a una regione urbana di un altro.

Altra figura centrale per la Scuola di Chigago fu Robert E. Park, che contribuì a definire la metodologia adottata dalla Scuola. Oltre che filosofo e sociologo, Park fu anche giornalista e questa esperienza gli permise di comprendere il valore della ricerca e della raccolta dati, oltre che di farsi portavoce delle metodologie qualitative e dei temi urbani. Park fu un forte sostenitore della ecologia urbana. Significative, tra le poche opere pubblicate, sono le collaborazioni con il collega Ernest W. Burgess sul saggio The City e sul testo Introduzione alla scienza della sociologia.  In The City, gli autori analizzano la vita e le interazioni sociali che prendono luogo nella città di Chicago. La città si caratterizza come un mosaico di gruppi diversi, e che occupano differenti aree del territorio urbano.

Secondo l’ipotesi di Park e Burgess, la città si espande radialmente dal centro, ovvero il quartiere commerciale. Ne consegue un modello a cerchi concentrici, conosciuto anche come Modello di Burgess, per lo più applicabile alle grandi città nordamericane del ‘900.

Gli anelli in cui risulta suddivisa la Chicago di Park e Burgess sono:

  1. Il quartiere centrale commerciale
  2. Gli “slums” abitati prevalentemente da emigrati, zona caratterizzata da condizioni socioeconomiche precarie e da alta mobilità.
  3. Le abitazioni degli operai (plurifamiliari)
  4. Le abitazioni unifamiliari di lusso
  5. La zona suburbana dei pendolari.

La seconda zona si caratterizza quindi come zona di transizione, più dinamica dal punto di vista delle dinamiche sociali e dei comportamenti devianti o criminali.

La città così descritta e soggetta ad una spinta continua, ad una incessante “lotta per lo spazio” che porta la popolazione a volersi spostare verso le zone più esterne.

Degna di nota, nell’ambito delle ricerche effettuate dalla Scuola di Chicago, è anche l’opera di Nels Anderson The hobo: The sociology of the homeless man, che attraverso il metodo di indagine della raccolta di storie di vita dipinge un quadro realistico della vita del senza tetto. Anderson durante la sua ricerca visse per un anno nell’hobohemia di Chicago, un quartiere a basso reddito dove si mescolavano artisti bohémien e hobos. È grazie all’aver toccato con mano i vissuti degli hobos che Anderson ha potuto descrivere così fedelmente il loro punto di vista e il loro approccio alla vita

Infine, non possiamo non citare l’opera The Gang di Frederic Thrasher, che tra il 1923 e il 1926 studiò l’attività di 1.313 bande presenti sul territorio di Chicago. L’autore fornisce una definizione di banda ed esplora i vari aspetti della vita di un membro, incluso aspetti granulari come il modo in cui vengono affrontate le questioni di nazionalità, razza e genere. L’autore descrive anche l’organizzazione interna della stessa e i modelli sociali e culturali che la definiscono.

È dall’opera di Thrasher che prende ispirazione William Foote Whyte per Street Corner Society: uno Slum Italo-Americano, il suo studio sulla “Little Italy” di Boston.

References:

  • Anderson, Nels. The hobo: The sociology of the homeless man, University of Chicago Press, 1923
  • BISI, Roberta; SETTE, Raffaella; BALLONI, Augusto. Manuale di criminologia: I: le teorie. Manuale di criminologia, 2013
  • Burgess E., Mckenzie R., Park R., La città, Milano, Comunità, 1999
  • Melossi D., Lezioni di sociologia del controllo sociale, Bologna, CLUEB, 1996
  • Thrasher, Frederic Milton. The gang: A study of 1,313 gangs in Chicago, University of Chicago Press, 2013.
  • Whyte, William Foote. Street corner society: The social structure of an Italian slum, University of Chicago press, 2012.