La frode aziendale e il profilo del frodatore

La frode aziendale è un fenomeno criminale in forte espansione. Un numero sempre più elevato di aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni, si trova ad affrontare gli effetti di questa tipologia di reato che ne lede tanto le finanze quanto la reputazione.

La frode aziendale consiste in azioni illegali o non etiche e ingannevoli commesse da un’azienda o da un individuo che agisce in qualità di dipendente dell’azienda. Secondo la Association of Certified Fraud Examiners (ACFE) esistono tre principali categorie di frode aziendale, che potremmo così riassumere:

  • Corruzione: attività come l’uso o l’accettazione di tangenti, l’uso improprio di informazioni confidenziali, conflitti di interesse nelle transazioni aziendali e vera e propria estorsione economica
  • Appropriazione indebita: il furto o l’uso improprio delle risorse di un’organizzazione
  • Falso documentale: il falsificare dichiarazioni finanziarie per ottenere un improprio guadagno. Alcuni esempi possono essere la falsificazione del bilancio per evasione d’imposta ma anche la falsificazione di documenti come credenziali di dipendenti dell’azienda.

Un approfondimento interessante, in materia di frode aziendale, è quello legato alla figura del frodatore e al suo profilo dal punto di vista sociologico e criminologico.  Il primo lavoro sulle frodi compiute in ambito aziendale è stato quello compiuto da Edwin Sutherland nel 1939. Sutherland si focalizza sull’analisi dei così detti White Collar Crimes, ovvero quegli illeciti commessi da un soggetto apparentemente rispettabile, e che occupa una posizione di rilievo nella società, nel corso della sua attività lavorativa. L’obiettivo di Sutherland era quello di dimostrare che non tutti i criminali erano persone povere e di bassa estrazione sociale, così come facevano intendere la maggior parte delle ricerche fino ad allora condotte nell’ambito criminologico, ma che anche persone abbienti potevano commettere crimini. La teoria di Sutherland ricerca le motivazioni dei White collar crimes nelle relazioni che si instaurano tra il frodatore e la sua comunità sociale di appartenenza.

Sutherland propose una teoria definita “dell’associazione differenziale”, secondo cui il comportamento criminale viene appreso all’interno di un certo ambiente sociale come qualsiasi altro tipo di comportamento. La differenza tra comportamento conforme e comportamento criminale risiede non nel come, ma in cosa si apprende: la criminalità non è innata, ma il frutto di situazioni che non si limitano alle aree marginali della società. In questo concetto risiede il collegamento tra la teoria dell’associazione differenziale e la riflessione sui White Collar Crimes. Sutherland nega che vi sia una significativa correlazione positiva tra basso livello socioeconomico e alta frequenza del comportamento deviante.

La teoria dell’associazione differenziale è stata sviluppata nel tempo da diversi studenti e seguaci di Sutherland. Abbiamo avuto modo di parlarne più approfonditamente qui

fonte: 2016 Report to the Nations prepared by the Association of Certified Fraud Examiners (“ACFE”)

Il Fraud Triangle, invece, è un modello pensato per spiegare i fattori che inducono qualcuno a commettere frodi sul lavoro. Consiste di tre componenti che, insieme, portano a comportamenti fraudolenti:

1. Pressione

2. Opportunità percepita

3. Razionalizzazione

Il triangolo della frode ha avuto origine da una ipotesi di Donald Cressey che potremmo così riassumere: “Le persone tradiscono la fiducia che è stata loro accordata quando si trovano di fronte ad un problema finanziario non condivisibile con altri, quando sono consapevoli che questo problema può essere segretamente risolto approfittando del proprio ruolo a danno dell’organizzazione, e quando sono capaci di fare convivere la concezione di loro stessi come persone degne di fiducia con quella di utilizzatori non autorizzati dei fondi o delle proprietà loro affidate”.

Analizziamo più approfonditamente le tre componenti di questo modello: per pressione intendiamo un bisogno finanziario, spesse volte originatosi sul luogo di lavoro e che l’individuo ritiene di non poter risolvere legalmente o di poterne parlare con altri che potrebbero essere in grado di aiutarlo; per opportunità si intende invece una debolezza del controllo interno individuata dall’autore del reato, il quale ritiene di non poter essere scoperto; per razionalizzazione invece si intende sia un’attenta analisi costi-benefici del perpetrare la truffa, sia che l’autore del reato cercherà di trovare una giustificazione alla sua azione.  Il triangolo della frode di Cressey è importante perché aiuta un’organizzazione a determinare i motivi alla base della decisione di un individuo di commettere una frode, nonché le opportunità che gli hanno permesso di perpetrare il furto. L’utilizzo del triangolo delle frodi può aiutare un’azienda a rilevare e prevenire le frodi, implementando controlli interni più efficaci.

L’ACFE ha svolto ricerche sul profilo tipico del frodatore, analizzando frodi commesse negli Stati Uniti. Dalle indagini sui profili dei truffatori emerge che tipicamente si tratta di un maschio bianco, tra i 36 e i 55 anni, con un alto livello di istruzione. Per lo più si tratta di soggetti con un ruolo aziendale di ampio profilo, spesso impiegati nel settore finanziario. Altro spunto interessante che emerge dal rapporto ACFE è la relazione tra il ruolo del frodatore all’interno dell’azienda e della frode perpetrata: i dipendenti sono più probabilmente coinvolti in reati come l’appropriazione indebita di beni, mentre gli alti dirigenti sono per lo più responsabili di reati come frodi sul bilancio.

References:

  • ACFE, 20202 Report To The Nations On Occupational Fraud And Abuse, Global Fraud Study, 2020 in URL: https://www.acfe.com/rttn2016/docs/2016-report-to-the-nations.pdf (sito visitato in data 10.12.2020)
  • Doody Helenne, Fraud Risk Management: a guide to good practice, CIMA, Londra, 2008
  • Donald Cressey, Other People’s Money, Patterson Smith, Montclair, 1973
  • Edwin Hardin Sutherland, White Collar Crime, Dryden Press, New York, 1950
  • Edwin Sutherland and Donald Cressey, Principles of Criminology, Altamira Press, 11th ed. Lanham, 1992