Serial Killer: Definizione e Classificazioni

Parlando di Serial Killer, è ancora molto diffusa l’errata concezione che si tratti di un fenomeno relativamente recente ed esclusivamente Americano. Nell’immaginario comune, forse fin troppo influenzato dalle decine di serie Tv che ci è capitato di vedere sul tema, ci aspetteremmo un Serial ad ogni angolo isolato di una grande metropoli.  Non è così, ovviamente.

Innanzitutto, la storia ci insegna che da che mondo è mondo gli assassini seriali sono sempre esistiti. Storicamente possiamo risalire ad alcuni casi di omicidi seriali commessi prima della nascita di Cristo: un esempio è il principe cinese Liu Pengli che intorno al 115 a.c. commise numerosi omicidi e atti di violenza verso i suoi sudditi per pura crudeltà, o almeno così si racconta. Generalmente, questo tipo di crimini diveniva nell’antichità base di leggende e storie dell’orrore che raccontavano di vampiri, lupi mannari e altre creature del soprannaturale. Era un modo come un altro per cercare di rendere comprensibile e accettabile un’idea davvero spaventosa: in chiunque ci circondi potrebbe potenzialmente celarsi un mostro.

In secondo luogo, non è un fenomeno esclusivamente americano. Direi piuttosto che è un fenomeno tipicamente americano. Secondo il report annuale sui Serial Killer della Radford University e della Florida Gulf Coast University, finora il numero di Serial Killer identificati sul suolo statunitense è di 3.613 (il 67.7% del totale a livello mondiale). Per fare una proporzione, in Italia ne abbiamo avuti finora 95. La sensazione che si tratti di un fenomeno “americano” è inoltre alimentata dal fatto che oltre l’80% dei serial killer americani noti ha operato in un lasso di tempo piuttosto limitato, che va dal il 1970 al il 1999, e che il loro operato è stato oggetto di una grande risonanza mediatica. Deve essere chiaro, però, che l’omicidio seriale è un evento molto raro: solo l’1% degli omicidi commessi in un dato anno sono seriali.

Ma chi è il Serial Killer e come possiamo definire l’omicidio seriale?

A partire dagli anni 70, nell’ambito accademico e forense, sono state proposte numerose definizioni di Serial Murder che differiscono per numero di omicidi, motivazioni, requisiti specifici o temporali (i.e. cool-off period). Si è riusciti ad ottenere una definizione standard di Serial Murder solo nel 2005 durante il Serial Murder Symposium tenuto dal Federal Bureau of Investigation (FBI).

L’obiettivo dei partecipanti al simposio era quello di creare una semplice ed efficace definizione standard, che potesse essere di supporto al lavoro delle forze dell’ordine. Gli elementi caratterizzanti su cui gli esperti hanno concordato sono stati i seguenti:

  • Questo tipo di reato coinvolge uno o più delinquenti
  • Questo tipo di reato coinvolge due o più vittime
  • Gli incidenti dovrebbero verificarsi in eventi separati e in momenti diversi
  • Il periodo di tempo che intercorre tra un omicidio e l’altro (cool-off period) distingue gli omicidi seriali dall’omicidio di massa

Fu così coniata la definizione standard di Omicidio Seriale: “l’uccisione illecita di due o più vittime da parte dello stesso/i delinquente/i, in fatti distinti”.

L’omicidio Seriale si distingue, come dicevamo, dall’omicidio di massa perché gli atti omicidiari si verificano in eventi separati e in momenti diversi, mentre nell’omicidio di massa gli omicidi avvengono tutti all’interno dello stesso evento e durante lo stesso lasso di tempo. Un esempio di mass-murder sono i mass shooting che hanno ad oggetto luoghi di lavoro o scuole.

L’omicidio seriale si distingue anche dallo Spree-killing, o follia omicida, che comporta l’uccisione di due o più persone in un lasso di tempo molto breve, in luoghi differenti ma contigui. Un esempio di spree killing potrebbe essere la follia omicida di Bonnie e Clyde.

Al fine di distinguere tra Serial Murders e altri tipi di omicidi multipli, un contributo importante è stato dato negli anni ‘80 da Holmes e De Burger che ne individuarono i 5 elementi chiave:

  1. L’elemento centrale è l’omicidio come atto ripetuto
  2. Gli attori coinvolti nell’omicidio seriale sono solitamente due: vittima e carnefice
  3. Il rapporto tra vittima e carnefice di solito è quello di un estraneo o di un conoscente, mentre è piuttosto raro che si verifichino omicidi seriali che coinvolgono persone con un rapporto più stretto
  4. In genere mancano motivi evidenti e chiari in molti omicidi seriali. Tuttavia, esistono nella mente del reo dei motivi reali, che ne governano e strutturano il comportamento omicida
  5. Molti omicidi seriali sono di natura sessuale

Numerosi sono gli studiosi e i ricercatori che negli anni hanno cercato di categorizzare in modo strutturato i Serial Killers e il loro agire. Lo scopo di tale lavoro di classificazione era quello di creare un vademecum, una guida, per orientare il lavoro delle forze dell’ordine e dei professionisti della salute mentale.

Una delle categorizzazioni forse più conosciute è quella che divide i Serial Killers in Organizzati e Disorganizzati. Questa categorizzazione nasce nel 1985 da uno studio condotto dagli agenti speciali dell’FBI Ressler, Burgess, Douglas, Hartman e D’Agostino, e pubblicato nel volume “Sexual killers and their victims: Identifying patterns through crime scene analysis”. Dall’analisi di 36 serial killer, e di oltre 118 vittime, gli autori riuscirono a identificare due diversi modelli di omicidi a sfondo sessuale: il modello organizzato e quello disorganizzato. Secondo quanto teorizzato dagli autori, a partire da informazioni desumibili dalla scena del reato, dalle modalità in cui il reato è stato eseguito oltre che dalla scelta della vittima stessa, sarebbe possibile definire profilo e caratteristiche del reo. Si tratta di un lavoro a ritroso dalla scena del crimine fino ad arrivare al Soggetto Ignoto.

Un Serial Killer sarà quindi organizzato se si tratta di una persona che conduce una vita ordinata. Questa ordinarietà si rifletterà anche nelle modalità in cui il reato sarà da lui commesso. Si tratta di soggetti con una intelligenza medio-elevata, socialmente competenti che riescono a mantenere un impiego qualificato. Nel mettere in atto il delitto si evidenzia un elevato grado di pianificazione: l’uso di restrizioni sulla vittima ed il portare con sé una o più armi, ci cui potrebbe in seguito disfarsi. Alla base dei delitti vi sarà un evento stressate che agisce come trigger (i.e. problemi finanziari, relazionali o di lavoro).

Si parla invece di Serial Killers disorganizzati quando ci troviamo di fronte a soggetti generalmente socialmente incompetenti e con un QI sotto la media. La scena del crimine rifletterà il disordine interiore del soggetto e suggerirà un agire non pianificato. Il soggetto potrebbe lasciare sulla scena del crimine evidenze come sangue, impronte digitali, sperma o l’arma del delitto. Generalmente questo tipo di soggetto non utilizza restrizioni sulla vittima, lascia il corpo esposto ad un facile ritrovamento. Il criminale disorganizzato ucciderà guidato dall’opportunità, e la scena del crimine potrebbe rivelarsi caotica. L’assenza di premeditazione potrebbe portare il soggetto disorganizzato a colpire senza allontanarsi troppo dalla sua comfort-zone, quindi con ogni probabilità potrebbe abitare o lavorare vicino alla scena del crimine.

Oltre alla classificazione dei criminali seriali in organizzati e disorganizzati, la maggior parte dei serial killer può essere ulteriormente classificata secondo quattro tipologie interdipendenti basate sul movente. Si tratta di un modello di classificazione descrittivo teorizzato da Holmes e De Burger nel 1988, che prevede le seguenti distinzioni:

Il serial killer visionario

questo tipo di serial killer risponde a voci deliranti, visioni e psicosi che gli intimano di uccidere un certo tipo di vittima. La scena del crimine è solitamente caotica e contiene prove incriminanti. Si tratta infatti di un criminale generalmente di tipo asociale disorganizzato.

Un esempio di un serial killer di tipo visionario è David Berkowitz (aka. Figlio di Sam) che affermava di commettere omicidi su ordine di un demonio che si metteva in contatto con lui per mezzo del suo cane.

Il serial killer mission-oriented

questo tipo di seriel killerprende di mira alcuni gruppi di individui da lui reputati dannosi o malvagi, come le prostitute o un particolare gruppo etnico. Per lo più questi assassini non sono psicotici e tendono ad essere organizzati di tipo non sociale. Un esempio di serial killer mission oriented è Peter Suthcliff, lo “Squartatore dello Yorkshire, che attraverso gli omicidi voleva debellare la prostituzione. Una particolare casistica di serial killer mission oriented è quella degli Angeli della Morte, generalmente operatori del settore sanitario che prendono di mira pazienti anziani o con malattie gravi con la giustificazione di porre fine alle loro sofferenze, o che mettono a repentaglio volontariamente la vita dei loro assistiti per attirare l’attenzione su di sé. Si tratta di una forma particolare di Sindrome di Münchhausen per procura.

Il serial killer di tipo edonistico

Il serial killer di tipo edonistico rappresenta la forma più comune di serial killer. Essi possono essere suddivisi in tre sottocategorie:

  •  La prima sottocategoria è quella dei serial killer motivati dalla lussuria che agiscono spinti dalla gratificazione sessuale legata ad atti di cannibalismo, necrofilia, smembramento e uso di violenza e tortura.  
  • La seconda categoria è quella degli assassini spinti dal brivido, è il brivido di uccidere che motiva le loro azioni, ottengono gratificazione concentrandosi sul processo di uccisione.
  • Infine, ci sono i serial killer spinti dal Comfort, che ottengono gratificazione attraverso il guadagno e il profitto, come ad esempio le così dette Vedove Nere.

Un esempio di killer edonistico spinto dalla lussuria è Armin Meiwes conosciuto come il cannibale di Rotenburg (Germania), che adescava le sue vittime attraverso una bacheca su internet con il manifesto intento di cibarsene.

Il killer orientato al potere

Questo tipo di killer è motivato a uccidere per soddisfare il suo bisogno di dominio e controllo sulle vittime. Si tratta di un tipo di killer che presenta un alto grado di pianificazione dell’atto criminale e un forte controllo della scena del crimine. Il modus operandi è quello tipico di un criminale organizzato di tipo asociale. Un esempio di questo tipo di criminale è Ted Bundy che ha rapito, violentato e ucciso numerose giovani donne durante gli anni ’70 ed è stato descritto come un sadico sociopatico che traeva piacere dal controllo che aveva sulle sue vittime e dal dolore a loro inflitto.

Nel prossimo articolo dedicato ai Killer Seriali parleremo di Profiling ed analizzeremo uno dei primi casi di moderno profiling: Mad Bomber, ovvero George Metesky.

Puntata Youtube:

References:

  • Robert J. Morton, Serial Murder: Multi-disciplinary Perspectives for Investigators. Behavioral Analysis Unit-2, National Center for the Analysis of Violent Crime; Critical Incident Response Group/Federal Bureau of Investigation, 2005
  • Radford/FGCU Annual Report on Serial Killer Statistics, 2020.
  • R. M Holmes, J. De Burger, Serial Murder. Thousand Oaks, CA: Sage, 1988.