Violenza e disturbi mentali

La relazione tra disturbi mentali e criminalità, dal punto di vista accademico e forense, è stata negli anni oggetto di intenso dibattito. Tendenzialmente si è propensi ad associare alle persone con malattie mentali una maggiore inclinazione alla commissione di atti di violenza e aggressione, sebbene dal punto di vista statistico non vi sia alcun tipo di associazione che avvalori questo pregiudizio.

La percezione che i pazienti psichiatrici siano individui pericolosi è un costrutto che ci portiamo avanti dall’800, corroborato dalla rappresentazione mediatica del criminale che agisce per “follia”. Statistiche alla mano potremmo piuttosto affermare il contrario: le persone con malattie mentali hanno maggiori probabilità di essere vittime di crimini violenti.

Elbogen e Jhonson conducono nel 2009 uno studio di tipo longitudinale sulla popolazione statunitense per chiarire se malattie mentali gravi come la schizofrenia, il disturbo bipolare e la depressione portano a comportamenti violenti. Nell’ambito della loro ricerca utilizzarono dati sui disturbi mentali e sulla violenza raccolti nell’ambito del National Epidemiological Survey on Alcohol and Related Conditions (NESARC), un’indagine a due ondate condotta dal National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism a cui parteciparono circa 34 653 soggetti.

Le interviste vennero portate avanti in due ondate, tra il 2001-2003 e il 2004-2005, con lo scopo di utilizzare i dati relativi a malattie mentali e fattori di rischio raccolti nella prima Wave per prevedere i dati relativi al comportamento violento raccolti nella seconda Wave.

Le analisi hanno mostrato che l’incidenza della violenza era più alta per le persone con gravi malattie mentali solo in concomitanza di abuso di sostanze e/o dipendenza. La malattia mentale grave da sola non dava adito a comportamenti violenti nel futuro. Era piuttosto probabile che si verificasse in associazione a pregressi eventi violenti (detenzione minorile, abusi fisici), fattori socioeconomici o fattori contestuali personali (Età, sesso o vissuti turbolenti) che avrebbero potuto agire come fattori di stress.

Nel 2008 Bennett, Holloway e Farrington hanno pubblicato una metanalisi di 30 studi relativi all’associazione statistica tra abuso di droghe e criminalità, con l’obiettivo di indagare la relazione tra uso di droghe e comportamento criminale. I risultati di questa metanalisi hanno dimostrato che le probabilità di commettere reati per i tossicodipendenti erano da tre a quattro volte maggiori rispetto ai non tossicodipendenti.

Quindi, alla luce degli studi illustrati, possiamo dire che la relazione tra malattia mentale e criminalità non è di per sé avvalorata da dati statistici ma che i sintomi di alcune psicopatologie possono aumentare il rischio, per i soggetti che ne sono affetti, di mettere in atto comportamenti devianti se intercorrono altri fattori di rischio come l’abuso di sostanze, pregressi episodi di violenza, la mancata somministrazione di terapie adeguate e fattori socioeconomici o fattori di stress.

In tal senso possiamo individuare una serie di disturbi psicotici che, se esposti alle commorbità sopracitate, potrebbero aumentare il rischio di mettere in atto comportamenti criminali.

Schizofrenia

La schizofrenia è un grave disturbo mentale in cui le persone interpretano la realtà in modo anomalo. Può provocare una combinazione di allucinazioni, deliri, pensieri e comportamenti estremamente disordinati che compromettono il funzionamento quotidiano e possono essere invalidanti. La mancata assunzione di farmaci come prescritto, l’uso di alcol o droghe illecite e le situazioni stressanti tendono ad aumentare i sintomi.

Possiamo distinguere, in questo disturbo, una fase acuta e una residua:

  • Nella fase acuta si possono presentare sintomi come deliri, allucinazioni, disturbi del pensiero, linguaggio e comportamento disorganizzato
  • Nella fase residua, invece, nel soggetto possono essere presenti apatia generale, abulia (mancanza di volontà), mancanza di logica, anedonia (assenza di piacere), problemi di attenzione e isolamento

Un particolare tipo di Schizofrenia è quella paranoide, caratterizzata da deliri di persecuzione che riflettono una profonda paura o ansia, oltre che dalla perdita della capacità di distinguere cosa è reale e cosa non è reale. A volte i deliri paranoici possono spingere i soggetti a sentirsi minacciati e arrabbiati. Il comportamento violento potrebbe avere luogo come reazione ai sintomi della malattia.

Altri disturbi che nella loro definizione includono comportamenti devianti o violenti sono il disturbo di condotta, il disturbo antisociale della personalità (sociopatia) e la psicopatia.

Il disturbo di condotta

Il disturbo di condotta è un grave disturbo comportamentale ed emotivo che può verificarsi nei bambini e negli adolescenti. Un bambino con questo disturbo può mostrare uno schema di comportamento distruttivo e violento e avere problemi a seguire le regole.  Sebbene non sia raro che bambini e adolescenti abbiano problemi legati al comportamento, si considera la presenza di un disturbo di condotta quando i problemi legati al comportamento sono duraturi e violano i diritti degli altri.

In generale, i sintomi del disturbo della condotta rientrano in quattro categorie generali:

  • Comportamento aggressivo: comportamenti che minacciano o causano danni fisici e possono includere atti di bullismo, crudeltà verso gli altri o gli animali, l’uso di armi o costringere un altro ad attività sessuale
  • Comportamento distruttivo: comporta la distruzione intenzionale di proprietà e atti di vandalismo
  • Comportamento ingannevole: bugie ripetute, taccheggio o furto di auto
  • Violazione delle regole: non accettare le regole della società o adottare comportamenti non appropriati all’età della persona.

La diagnosi, nell’infanzia o nell’adolescenza, viene fatta se si presentano almeno tre dei criteri descritti nelle quattro categorie sopra elencate.

Se il disturbo della condotta è accompagnato da deficit di attenzione/iperattività, oppure se i genitori abusano o trascurano il bambino, vi è un aumentato rischio che esso evolva in un disturbo antisociale di Personalità durante l’età adulta.

Disturbo antisociale di Personalità

Il disturbo antisociale di personalità è caratterizzato da un quadro pervasivo di inosservanza e violazione dei diritti altrui. Sono incapaci a conformarsi alle norme sociali, mentono e commettono atti illeciti e fraudolenti.

Si tratta di soggetti impulsivi, che tendono a non pensare al futuro e a non considerare le conseguenze delle proprie azioni in relazione alla propria sicurezza o quella degli altri. Cambiano improvvisamente lavoro, casa o relazioni, sono socialmente e finanziariamente irresponsabili. Inoltre, se provocati diventano facilmente aggressivi e possono dare inizio a liti o maltrattare il partner.

Il rimorso per le azioni commesse è scarso e tendono a razionalizzare le loro azioni accusando altri delle loro sofferenze. Mancano di empatia verso gli altri e possono essere sprezzanti o indifferenti ai sentimenti, ai diritti e alla sofferenza degli altri. Inoltre, questi soggetti tendono ad avere un’alta opinione di se stessi e possono essere molto supponenti e arroganti.

Psicopatia

All’interno del manuale diagnostico statistico (DSM V) la psicopatia come è presente come diagnosi a sé, ma come variante distinta del Disturbo antisociale. É quindi fare diagnosi di disturbo antisociale di personalità con tratti psicopatici.

La psicopatia è caratterizzata da mancanza di ansia o paura e da uno stile di vita interpersonale sfrontato che può mascherare comportamenti disadattivi (es. fraudolenza) anche se è frequente che gli psicopatici appartengano al ceto medio-alto e che risultino ben integrati nella società. I soggetti psicopatici mancano di empatia e hanno una spiccata capacità di mentire: insensibilità e distacco emotivo rende loro molto più facile vittimizzare gli altri e li rende più propensi all’uso della violenza.

Un discorso più approfondito andrebbe fatto poi per le parafilie e i disturbi parafiliaci, che saranno oggetto di un articolo dedicato.

References:

  • Biondi, Massimo. DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Italia, Cortina Raffaello, 2014.
  • Bennett, Trevor; Holloway, Katharine; Farrington, David. The statistical association between drug misuse and crime: a meta-analysis. In: Aggression and Violent Behavior, 2008.
  • Elbogen EB, Johnson SC. The intricate link between violence and mental disorder: results from the National Epidemiologic Survey on Alcohol and Related Conditions. Arch Gen Psychiatry, 2009. 
  • Gottfried ED, Christopher SC. Mental Disorders Among Criminal Offenders: A Review of the Literature. J Correct Health Care, 2017