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Il braccialetto elettronico nella protezione delle vittime di reati da Codice Rosso

Con la legge n. 69 del 2019, anche chiamata legge sul codice rosso, il legislatore ha voluto percorrere due strade: la strada repressiva per cui si prevedono pene più elevate per i reati già esistenti e si introducono 4 nuove fattispecie di reato; la strada preventiva che mira ad interrompere l’azione criminosa e bloccare la progressione della violenza.

In termini di prevenzione, il Codice Rosso ha introdotto una importante modifica alla misura cautelare di divieto di avvicinamento ai luoghi presentati dalla persona offesa (Art. 282-ter c.p.p.), con la finalità di tutelare l’incolumità della vittima di reato di atti persecutori e maltrattamento nei confronti del coniuge o del convivente, o dei suoi prossimi congiunti. Infatti, considerato che il divieto di avvicinamento, da solo, non offre alcuna garanzia sull’incolumità della vittima, perché quest’ultima non necessariamente avrà il tempo per chiamare le forze dell’ordine e queste di arrivare prima che sia commesso un nuovo sopruso, si è pensato di aggiungervi un ulteriore cautela costituita dall’utilizzo del braccialetto elettronico.

Normalmente il braccialetto elettronico funziona in questo modo: il dispositivo viene agganciato alla caviglia del reo ed è dotato di un sistema che manda un avviso alle forze dell’ordine qualora sia forzato, tolto o soggetto a qualche malfunzionamento. Viene installata una centralina all’interno del perimetro dell’abitazione del reo, che interagendo con il dispositivo ne segnala alla polizia eventuali violazioni o allontanamenti.

Il braccialetto elettronico dei casi previsto dal Codice Rosso funziona in maniera diametralmente opposta: non si va a creare una zona di contenimento intorno al reo ma una zona di sicura attorno alla vittima e ai suoi cari. Il molestatore indossa la cavigliera che invia un messaggio alle forze dell’ordine se si avvicina troppo ai luoghi frequentati dalla vittima e che gli sono vietati. Ma per evitare che i tempi di intervento siano troppo lunghi e che si possa avvicinare alla vittima quando si trova lontana da quei particolari luoghi esiste una seconda possibilità: il caricamento sul telefono della vittima di una applicazione che notifica a lei stessa, e a chi vigila sull’applicazione della misura cautelare, qualora il dispositivo indossato dal carnefice si trovi a una certa distanza. Si tratta di una soluzione certamente efficace, perché consente alla vittima di recarsi mettersi in sicurezza in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

Sono infatti diversi i casi in cui l’uso di questa misura si è rivelato di fondamentale importanza per appurare eventuali violazioni del divieto di avvicinamento ai luoghi presentati dalla persona offesa e applicare la custodia cautelare in carcere, come nel caso di un arresto a carico di un 50 enne Monzese. L’uomo continuava a perseguitare e minacciare l’ex moglie, che lo aveva denunciato per maltrattamenti in famiglia, pedinandola e arrivando anche a distruggerne l’auto.

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