La teoria della “Triade di MacDonald”
fu proposta per la prima volta dallo psichiatra J. M.
MacDonald in “The Threat to Kill”, un articolo del 1963
sull’American Journal of Psychiatry.

Questa teoria postula che la presenza durante
l’infanzia di episodi di crudeltà sugli animali unitamente
ad episodi di piromania ed enuresi notturna sia
indicativo di un successivo comportamento aggressivo
e violento in età adulta.

Ma è davvero così?

Il Profiling è una tecnica investigativa con la quale identificare le caratteristiche principali della personalità e del comportamento dell’autore del reato, attraverso l’analisi dei crimini che ha commesso. Questa tecnica può essere utile agli investigatori per determinare caratteristiche sociodemografiche e la probabile area di residenza del reo e avvicinarsi alla sua identificazione o, qualora abbiano già un pool di sospettati, sfoltirne le fila. In questo articolo parleremo di Metodi di Profiling, partendo dal modello clinico dell’FBI e passando al modello statistico di David Canter (Scotland Yard).

Analizzeremo inoltre il primo esempio di moderno Profiling con il caso di Mad Bomber, il dinamitardo che ha terrorizzato New York dal ’41 al ’57.

La relazione tra disturbi mentali e criminalità, dal punto di vista accademico e forense, è stata negli anni oggetto di intenso dibattito. Tendenzialmente si è propensi ad associare alle persone con malattie mentali una maggiore inclinazione alla commissione di atti di violenza e aggressione, sebbene dal punto di vista statistico non vi sia alcun tipo di associazione che avvalori questo pregiudizio.

La percezione che i pazienti psichiatrici siano individui pericolosi è un costrutto che ci portiamo avanti dall’800, corroborato dalla rappresentazione mediatica del criminale che agisce per “follia”. Statistiche alla mano potremmo piuttosto affermare il contrario: le persone con malattie mentali hanno maggiori probabilità di essere vittime di crimini violenti.

Con l’era digitale la tecnologia è diventata parte integrante delle nostre vite e permea la quotidianità degli individui. La tecnologia apporta alla nostra vita notevoli benefici ma ci espone anche a grandi rischi. La criminalità informatica, infatti, è diventata negli anni un problema serio a livello globale e la tendenza è in continua crescita.

Negli articoli precedenti abbiamo avuto modo di scoprire come la dimensione urbana, e le interazioni sociali.
L’influsso che la città può avere sul comportamento umano, e soprattutto sul crimine, è stato ripreso dalla filosofia del Crime Prevention Through Environmental Design (CPTED): un programma per manipolare l’ambiente urbano al fine di prevenire il crimine e creare quartieri più sicuri.