La relazione tra disturbi mentali e criminalità, dal punto di vista accademico e forense, è stata negli anni oggetto di intenso dibattito. Tendenzialmente si è propensi ad associare alle persone con malattie mentali una maggiore inclinazione alla commissione di atti di violenza e aggressione, sebbene dal punto di vista statistico non vi sia alcun tipo di associazione che avvalori questo pregiudizio.

La percezione che i pazienti psichiatrici siano individui pericolosi è un costrutto che ci portiamo avanti dall’800, corroborato dalla rappresentazione mediatica del criminale che agisce per “follia”. Statistiche alla mano potremmo piuttosto affermare il contrario: le persone con malattie mentali hanno maggiori probabilità di essere vittime di crimini violenti.

Con l’era digitale la tecnologia è diventata parte integrante delle nostre vite e permea la quotidianità degli individui. La tecnologia apporta alla nostra vita notevoli benefici ma ci espone anche a grandi rischi. La criminalità informatica, infatti, è diventata negli anni un problema serio a livello globale e la tendenza è in continua crescita.

Negli articoli precedenti abbiamo avuto modo di scoprire come la dimensione urbana, e le interazioni sociali.
L’influsso che la città può avere sul comportamento umano, e soprattutto sul crimine, è stato ripreso dalla filosofia del Crime Prevention Through Environmental Design (CPTED): un programma per manipolare l’ambiente urbano al fine di prevenire il crimine e creare quartieri più sicuri.